Condivido qui uno scritto di Gian Luca Motta, basaluzzese, circa la storica Battaglia di Novi.

15 agosto 1799, un ferragosto particolarmente torrido, il nostro territorio fu attraversato dalla battaglia di Novi che vide affrontarsi l’esercito francese e quello austro-russo. La battaglia che vide la vittoria dell’esercito austro-russo si rese famosa per la crudezza dei combattimenti. L’esercito francese perse oltre al generale Joubert, 6500 soldati tra feriti e deceduti ed ebbe 2000 dispersi; l’esercito austro-russo contò tra morti e feriti 5000 vittime per gli austriaci e 1500 tra i russi.

In questa sede non racconterò le fasi della battaglia, ma bensì gli effetti che si provocarono nel nostro territorio di Basaluzzo.

Al termine della battaglia gli austro-russi impiantarono nella zona dell’ex convento di Santa Maria, nella chiesa e nelle adiacenze gli ospedali di campo, con tanti giacigli di paglia dove venivano man mano trasportati i feriti. Oltre ai medici accorsero il parroco di Basaluzzo Don Pacchiarotti ed altri del clero per assolvere e confortare i moribondi. Dato il gran numero di feriti altri ospedali da campo vennero allestiti a Fresonara, Bosco Marengo, Frugarolo e nella chiesa di San Nicolò a Novi Ligure.

Durante la battaglia dagli Austro-Russi vennero consumati fatti violenti sui cittadini basaluzzesi. Infatti un certo Forlano Giuseppe ed un certo Zuccotti Gian Giacomo, persone danarose, vennero ritenuti dai soldati austro-russi o partigiani o spie dei francesi, e perciò uccisi nelle loro abitazioni.

Il sole di agosto facilitava la putrefazione dei cadaveri e l’interramento era reso impossibile dalla durezza del terreno. L’aria si infettava e l’odore la rendeva irrespirabile. Sull’alture di Sant’Antonio si portarono tutti i cadaveri e si prepararono delle cataste di legna, sulle quali si posero i cadaveri e vi si diede fuoco.

Come conseguenza di tutto ciò si sviluppò una tremenda pestilenza che dall’agosto del 1799 a gennaio del 1800 mietè oltre cento dieci vittime. Analoga situazione si verificò a Fresonara.