Ovada si trova a pochi chilometri dal confine meridionale con la Liguria, ai piedi delle prime balze dell’Appennino Ligure, da cui trae un benefico clima temperato.
È posta a 192 metri sul livello del mare e sulle colline che la circondano viene coltivata la vite da cui si produce il famoso vino ‘Dolcetto di Ovada’ D.O.C.
In passato l’economia era basata sull’agricoltura e sull’allevamento dei bachi da seta che, soprattutto nell’800, era divenuta una delle principali attività.

Arrivando a Ovada, si trova Piazza Castello e, salendo dalla scalinata, si arriva presto alle vie centrali

A me piace andare in questa cittadina che definirei di “confine”, a ridosso della Liguria e ad un soffio dal Monferrato, o forse di quest’ultimo ne fa già parte.

Nei monumenti della città si rispecchia la storia della Repubblica di Genova. Nel centro storico si può riscontrare la caratteristica disposizione delle case e dei ‘carrugi’ genovesi, con i loro colori solari anche se sbiaditi dal tempo.

Ecco un classico esempio di quanto scritto sopra

Storicamente, la città esisteva già in epoca romana come villaggio molto importante poiché si trovava alla confluenza di due torrenti (Orba e Stura) e rappresentava un punto di guado obbligato sulle strade che allora dal mare portavano alla pianura padana; il suo nome di allora ‘Vada’ o ‘Vadum’ la indicava, appunto, come punto di guado e transito obbligato.

Qui Via Cairoli, la classica via per la passeggiata.

Ovada seguì le sorti della Repubblica di Genova, con esclusione di un periodo di pochi anni durante i quali fu sotto il dominio dei Duchi di Milano, fino al 1814 quando, a seguito del Congresso di Vienna, passò sotto la sovranità del Regno di Sardegna.