Stamattina, come solito, ho consultato il calendario ed ho visto la festa del giorno: si celebra l’Ascensione. Prima di tutto ho cercato un’informazione in più, lo faccio spesso. Si celebra quaranta giorni dopo la Pasqua e conclude la permanenza visibile di Dio fra gli uomini. È preludio della Pentecoste e segna l’inizio della storia della Chiesa. L’episodio è descritto dai Vangeli di Marco e Luca e negli Atti degli Apostoli. Fino al 1977 in Italia era anche festa civile.
Quindi, come mi capita di fare quando posso la domenica, sono andato in chiesa per ascoltare la Parola dal pulpito. Stavolta ho trovato un sacerdote perlomeno un po’ fuori dagli schemi, ma che conosco da vecchia data.
Da lui ho ascoltato parole come:

“La scrittura non è un optional e non è libero arbitrio. La chiesa è missionaria. Aprire a tutti i popoli la conversione ed il perdono dei peccati. La conversione è orientare la mia vita personale verso il Signore. Il peccato è una scelta. La volontà di fare i fatti miei. Confessare i ragazzi per la prima comunione, per la cresima, è come lo stupro delle coscienze. Che peccati volete che confessino alla loro età? I poteri forti che c’erano al tempo di Gesù ci sono ancora tutt’oggi. Siamo dei falsari noi preti ed anche i vescovi. Non è un’accusa, ma una critica. Il tempio nuovo di Dio è basato sulle relazioni. Celebrare una data, un anniversario particolare e poi? Dobbiamo vivere la quotidianità. Ringrazio i miei genitori perché mi hanno portato al fonte battesimale, e per il loro orientamento che mi ha sostenuto”.

Le ascoltate tutte le domeniche queste parole? Io no! Eppure mi sono detto: se questo è un prete che dice qualcosa di diverso, a modo suo, perché la chiesa non è colma di fedeli? Ditemelo voi. La gente in cosa crede oggi? Secondo me ognuno si è costruito un dio su misura, che lo ascolti per come vuole lui.