Sono i giorni della vendemmia. Prima l’uva nera, poi quella bianca. E si dice da più parti che sarà un’annata non al top riferita ai quintali, piuttosto sarà migliore come qualità.

Eppure la vendemmia è un momento magico. Il tempo del raccolto, la fine di un’annata, che per i produttori dura così tanti mesi. A partire dalla potatura dei tralci in inverno.

Nella vita di una comunità rurale non è mai esistito un momento più poetico ed evocativo della vendemmia. La vendemmia è di per la fine di un ciclo, stagionale e lavorativo. Segna la fine dell’estate e l’approssimarsi dell’autunno, la morte (apparente) della vite che coincide con la nascita del mosto. La vendemmia è vita.

La vendemmia è anche e forse soprattutto, un momento di grande importanza sociale nelle comunità produttive che ruotano intorno alla produzione del vino. È anche un momento di festa, e non a caso sono numerosissimi gli eventi nati a livello regionale attorno a questo vero e proprio evento.

Il periodo della vendemmia comprende un lasso di tempo piuttosto ampio che va dalla fine dell’estate fino a i primi giorni d’autunno.

Quando vendemmiare? Il momento migliore per il distacco del grappolo dalla vite cambia in funzione di diversi parametri che determinano il grado di maturazione più adatto a seconda del tipo di uva. In questo momento, i profumi e gli aromi iniziano a svilupparsi nella buccia e nella polpa, che compongono l’acino.

È quasi sempre vera la regola che più tardi viene raccolta l’uva, maggiori saranno la robustezza e il tenore alcolico del vino che essa produrrà.

Di per sé, l’operazione della vendemmia in senso stretto non richiede molto tempo e rappresenta il primo passo del processo di vinificazione vero e proprio. Sintetizzando le fasi della vendemmia, senza volerne sminuire la nobiltà e la complessità naturalmente, vedremmo che essa si compone essenzialmente di macro-operazioni:

  • quando l’uva ha raggiunto il perfetto grado di maturazione, quando cioè si raggiunge il rapporto perfetto tra acidi e zuccheri negli acini, inizia la raccolta.
  • l’uva viene quindi trasportata nei locali dove inizierà il processo di vinificazione, ma non prima di essere stata attentamente esaminata tramite un processo di selezione, mirato a eliminare tutto ciò che non serve a produrre il vino o potrebbe danneggiarlo.

Naturalmente, queste due operazioni prevedono altre numerose attività correlate, tutte ugualmente importanti per la produzione del vino, che nel corso del tempo si sono evolute grazie principalmente allo sviluppo tecnologico, anche se non mancano certo le aziende dedite all’uso, totale o in parte, di tecniche tradizionali.

Il rito della vendemmia è di per sé semplice: con la tipica cesoia viene tagliato il peduncolo che lega la vite al grappolo, il quale viene poi adagiato in ceste non troppo capienti. Durante questa operazione vengono scartati i grappoli d’uva affetti dalle muffe o altri difetti, perché non contaminino il mosto e il vino. La raccolta assistita è analoga, ma prevede l’utilizzo di macchine che velocizzano il lavoro manuale.

Terminato il processo di selezione, giunge il momento per l’uva di essere pigiata. Un tempo, questo avveniva con i piedi: l’immagine dei contadini dai calzoni arrotolati che quasi ballano nei tini è ormai il simbolo di un’epoca che non c’è più, un rituale di tempi più semplici.

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